Il personaggio di Monty è chiaro sin dalla prima scena. Il film si apre con un buio d’immagine e si ode il guaito di un cane, della gente che lo sta bastonando ferocemente. Geniale apertura di una storia, che apre anche la personalità del protagonista.
Monty, il protagonista, è alla guida di un’auto, con lui un secondo anello della vicenda, un ucraino. Monty vede in strada il cane agonizzante. Un cane spaventato, reso ormai aggressivo dalla violenza subita. Ferma l’auto; in un primo momento vuole ucciderlo con un colpo di pistola, poi una frase “non è ancora pronto per andarsene, vuole vivere”, raccoglie il cane a discapito di morsi, lo prende, lo porta dal veterinario; diventerà il suo cane. Ma chi è Monty! L’allegoria del cane? Ebbene sì. Un’abile allegoria, non un punto di coscienza umana, ma pura allegoria, alla sua vita, “non è ancora pronto per andarsene, vuole vivere” ma la soluzione la ritroverete man mano accostandosi al finale. Monty mette il cane nel cofano e inizia una chiacchierata con l'ucraino che parla di gente che aspetta, della banalità di perdere tempo a dover salvare un cane, e tira fuori un concetto “tutto quello che può andare storto andrà storto”, altra allegoria alla storia. Cosa fa Mount? Basta la sola scena successiva. Lui è seduto sulla panchina, solo, con il suo cane. Arriva un tossico sotto scimmia e gli chiede una dose. Monty è una spacciatore; è ben vestito, curato, uno spacciatore d’alta classe. Ma dov’è il problema? Al tossico che lo implora lui dice: “ho smesso, sono uscito dal giro.” Lo spacciatore continua a pregarlo, alla fine dice: “sono 5 anni che vengo qui” . Veniamo così a sapere che Monty spaccia da 5 anni. Ha smesso di spacciare, perché? “Mi hanno beccato, il gioco è finito”. Viene condannato a 7 anni di carcere. Ecco il senso di: “Tutto quello che può andare storto andrà storto”. Le scene successive parlano della sua vita, dei 2 suoi amici più cari, di una festa d’addio prima di entrare in carcere. Parlano di Naturelle la sua fidanzata portoricana, che dall’atteggiamento di Monty, si capisce che si tratta della possibile sospettata, quella che lo ha venduto alla narcotici, non è una certezza, è una possibilità su due. Si parla della sua paura del carcere, di essere violentato, di non uscirne vivo (come il cane salvato). Chi era Mony e qual è stato il primo errore della sua vita? Lo capiamo da una foto. Frequentava l’università, era nella squadra di basket, ma venne cacciato. Il perché lo sapremo più avanti, in un dialogo dell’amico. La colpa, di ciò che succede oggi a Monty, la veste il padre, ex vigile del fuoco, un uomo che alla morte della moglie comincia a bere, dimenticandosi di curare la vita del figlio. La colpa di non aver fermato Monty in tempo, sorge negli amici, e in Monty stesso; dopo uno straordinario monologo dove insulta caratteristiche di vita in rapporto alle razze e usi, ammette che il solo colpevole è lui.
Di grande effetto è bellezza è la scena dove Monty costringe il suo amico a picchiarlo, a distruggergli la faccia, la bellezza, affinchè non sia preda di stupratori. Il finale singolare si basa su due scelte: entrare in carcere o fuggire. L’opportunità, sorge tra una splendida narrazione del padre e scene di una nuova vita.
Un sublime Edward Norton, una sublime sceneggiatura di David Benioff, autore stesso del libro, una sublime regia di Spike Lee.