Quale inganno è questo triste ozio, alzati,
forse quest’alba toccherà quel tono vinaccio di tanto accostato al tramonto,
vai a godere delle fragranze della prima luce,
fissa nella memoria certe atmosfere così fugaci,
non sottrarti al diletto, non eludere niente,
cogli il regio istante in un senso di sogno.
Corri tra i viottoli del caseggiato,
ascolta la vita dei tuoi passi nel rimbombo,
corri lungo i filari della vigna tra tralci inchinati,
corri lungo la via alberata,
corri in una stalla piena di cavalli,
corri sino all'altura e ridiscendi a valle,
corri nel deserto,
annusa il mare e non cercare domande.
Lascia la logica come facevi da bambino.
Te li ricordi i prati di quand’eri bambino?
Erano verdi...
impenetrabile definizione di quello che era quel verde,
se acqua, erba, lucertole, occhi, smeraldi, pecore dipinte.
Erano così involontariamente tutto.